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Aiuti i camerieri a sparecchiare il tavolo? Un comportamento che rivela i tuoi tratti psicologici

Published by
Daniela Guglielmi

Non è solo mera educazione: secondo un esperto di psicologia sociale, sparecchiare la tavola dice molto più su di noi di quanto immaginiamo.

Sembra un gesto quasi automatico per molti. Arriva il cameriere e, anche se stiamo parlando con qualcuno, ci fermiamo. In quel momento il nostro pensiero va alla tavola e alla mano che possiamo dare per sistemarla. Così prendiamo i piatti, accumuliamo i fazzoletti da buttare e glieli porgiamo in modo che la raccolta sia più comoda. Eppure quello è il suo lavoro e, a dirla tutta, quel servizio lo stiamo pagando.

Aiuti i camerieri a sparecchiare il tavolo? Un comportamento che rivela i tuoi tratti psicologici – mastrosasso.it

Nonostante ciò, il gesto ci viene spontaneo, quasi naturale. Ma cosa vogliamo davvero? Che la tavola venga liberata in fretta, o semplicemente dimostrare la nostra buona educazione? In realtà c’è molto di più, come spiega Lachlan Brown, giornalista specializzato in psicologia, che da questa semplice abitudine ha tratto uno spunto per un’analisi molto interessante.

Secondo Brown, non si tratta solo di cortesia, ma di una vera e propria inclinazione che svela aspetti profondi del nostro modo di vivere le relazioni sociali – anche quando nessuno ci chiede nulla.

Tratti psicologici di chi tende spontaneamente una mano al cameriere

Ammettiamolo, aiutare un cameriere a sparecchiare il tavolo non cambia la giornata a noi, ma può cambiarla a lui. E questo, chi lo fa abitualmente, in cuor suo lo sa. Non lo fa per mettersi in mostra, né per velocizzare il conto. È una risposta spontanea, quasi automatica, che nasce da un modo di stare al mondo preciso. Un modo che ha a che fare con l’empatia, ma anche con una forma di attenzione che non tutti – purtroppo – esercitano: quella verso il lavoro altrui.

Tratti psicologici di chi tende spontaneamente una mano al cameriere – mastrosasso.it

Secondo Lachlan Brown, questa tendenza rientra nel cosiddetto ‘comportamento prosociale’: un insieme di gesti che migliorano la vita degli altri senza aspettarsi nulla in cambio. Questo è un atto che parla di coscienza sociale, di rispetto, di capacità di cogliere le necessità altrui anche nel silenzio. Non serve un grazie per sentirsi appagati, perché l’empatia è automatica, e coglierla e assecondarla per molti viene naturale come respirare.

Tuttavia, non possiamo negare che l’educazione abbia un ruolo rilevante, poiché chi agisce così tende ad avere un alto senso di responsabilità e disciplina, ma al contempo non ha bisogno di regole scritte per fare la cosa giusta.

Chi lo fa interviene con discrezione, rendendosi utile senza creare disturbo, anche se il fatto che molte persone al suo tavolo non lo facciano gli dà la sensazione di volersi metter in mostra. La verità è che questo è solo un atteggiamento che riflette una visione del mondo in cui nessuno è ‘servitore’ di nessuno, ma ogni ruolo ha valore e merita riconoscimento.

In fondo, si tratta di questo: vedere il lavoro degli altri, riconoscerlo, e contribuire – anche solo per pochi secondi – a renderlo meno faticoso. Un gesto minimo, ricco di significato, ma che può fare scuola a chi non lo trova ‘adeguato’.

Daniela Guglielmi

Potrei dire di essermela cercata, ma la verità è che la scrittura ha trovato me. Classe '94, scrittrice per caso e oggi redattrice a tempo pieno. La mia avventura con la scrittura è iniziata per gioco, quando qualche anno fa ho mollato tutto per ritrovare me stessa. Da allora collaboro con diverse riviste e blog, trasformando un semplice passatempo in una carriera a tempo pieno. Non amo la superficialità: mi nutro di approfondimenti e cerco sempre di andare oltre l'apparenza delle cose.

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