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La rivincita del pesce più brutto del mondo: c’è una speranza per tutti

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R.D.V.

Da brutto anatroccolo degli abissi a “Pesce dell’Anno”: il blobfish conquista la Nuova Zelanda e un posto nel cuore del pubblico.

Un tempo ignorato, spesso deriso con l’etichetta di “animale più brutto del mondo”, il blobfish (pesce blob in italiano) ha appena vissuto il suo momento di gloria: è stato eletto “Pesce dell’Anno 2025” in Nuova Zelanda, sbaragliando la concorrenza con un totale di 1.286 voti su oltre 5.500.

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Il vincitore, simbolo ufficiale dell’Ugly Animal Preservation Society, ha avuto la meglio sull’orange roughy, altro pesce degli abissi in via di estinzione (che in Italia chiamiamo pesce specchio), staccato di quasi 300 preferenze.

Il risultato arriva da un sondaggio promosso dalla Mountains to Sea Conservation Trust, un’organizzazione ambientalista che mira a valorizzare le specie marine più trascurate – e in questo caso, anche le meno fotogeniche.

La storia del pesce blob e dell’exploit che regala una speranza a tutti noi

Il blobfish (Psychrolutes marcidus), lungo circa 30 cm, vive tra i 600 e i 1.200 metri di profondità nelle acque che bagnano l’Australia, la Tasmania e la Nuova Zelanda. Nel suo ambiente naturale, non è poi così male: assomiglia a un normale pesce gelatinoso. Ma una volta portato in superficie, la decompressione lo trasforma in una massa informe, con un’espressione perennemente afflitta. La natura non è sempre gentile con chi vive in fondo al mare (a supporto del pensiero di Sebastian della Sirenetta: chi appartiene al mare, nel mare dovrebbe rimanere).

A incoronarlo ci hanno pensato anche due noti conduttori radiofonici neozelandesi, Sarah Gandy e Paul Flynn, che durante una trasmissione su More FM hanno dichiarato:

“Noi e il popolo neozelandese ne avevamo abbastanza di vedere sempre gli stessi pesci sulle prime pagine. Il blobfish è rimasto lì in fondo al mare, bocca aperta, in attesa del prossimo mollusco. È stato preso in giro per tutta la vita, e abbiamo pensato: ‘basta così, è ora che anche lui abbia il suo momento sotto i riflettori’ – e che momento glorioso!”

Parole che hanno il sapore di una crociata pop per gli esclusi del regno animale (e che se vogliamo leggere sotto un piano metaforico rappresentano una crociata per tutti gli esclusi in termini assoluti).

Anche chi ha “perso” questo contest ha mantenuto un certo spirito. Un portavoce della Environmental Law Initiative, che sponsorizzava l’orange roughy, ha dichiarato con ironia:

Nessun blobblema per il risultato (che simpatici questi neozelandesi, ndr). È comunque una vittoria per gli ecosistemi degli abissi, e può contribuire a sensibilizzare sull’impatto distruttivo della pesca a strascico”.

Nella top ten di questo speciale concorso figurano anche due animali maestosi (e ben noti) come il grande squalo bianco e lo squalo. D’altra parte nessuno ha saputo attrarre le simpatie del pesce blob.

E se anche un pesce gelatinoso, molle e con un’espressione un po’ depressa può diventare il re del mare per un giorno, allora sì, possiamo dirlo ad alta voce: c’è speranza per tutti.

R.D.V.

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